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Polizia Penitenziaria: "Parliamo di assegnazioni temporanee"

Hai presentato una richiesta di assegnazione temporanea (c.d. distacco) ed è stata respinta? Non demordere!

Non sempre bisogna arrivare alle battaglie legali (ricorso al Tar), è necessario formulare l’istanza nel modo corretto, utilizzando, per ogni esigenza, un ventaglio di Legislazione a tutela dei diritti dell’uomo, di famiglia , di salute ecc.., che va dalla Costituzione alle nuove Normative Europee, oltreché le normative specifiche del Comparto Sicurezza di cui si annovera nella fattispecie l’art.7 del DPR 254/99.

Ugl Polizia Penitenziaria ti può aiutare a preparare e presentare l’istanza di distacco valorizzando in modo chiaro, specifico e soprattutto normativo la richiesta. Contattaci!

Quando si formula una richiesta di assegnazione temporanea (distacco), ci si riferisce nello specifico all’ art.7 del DPR 254/99 che testualmente stabilisce: “l'Amministrazione, valutate le esigenze di servizio, può concedere al personale che ne abbia fatto domanda, per gravissimi motivi di carattere familiare o personale adeguatamente documentati, l’assegnazione anche in sovrannumero all'organico in altra sede di servizio per un periodo non superiore a sessanta giorni, rinnovabile”.

L’Istanza quindi, viene innanzitutto sottoposta ad una “valutazione delle esigenze di servizio”, sia a livello centrale che decentrato, in relazione alla sede in cui si vuole essere distaccati, ciò si traduce in un parere richiesto dal Dipartimento alla dirigenza locale, espresso nell’istanza. Inoltre, basandosi solo su questa disposizione, non vengono posti limiti alla discrezionalità nella valutazione della richiesta ed in particolare dei gravissimi motivi di carattere familiare o personale.

Se poi l’Istituto in cui si lavora ha una dotazione organica inferiore a quanto previsto sulla pianta organica, il problema si amplifica nonostante la disposizione parli espressamente di consenso all’assegnazione temporaneaanche in sovrannumero all’organico di altra sede di servizio”. Successivamente la Direzione Generale del Persona e della Formazione invia alle Organizzazioni Sindacali, ai Provveditorati Regionali ed alle Direzioni, per opportuna informativa, la lettera Circolare n. 15.2.2008 del 15 febbraio 2008 nella quale si fa riferimento alle intese sottoscritte con le OO.SS. il 7 marzo del 2000 cioè ad una percentuale prestabilita di possibilità di concessione di assegnazione temporanea per “rispondere alle richieste di attenzione che pervengono dalle varie sedi di servizio che più di altre fanno registrare condizioni di criticità, riferite alla forza presente del personale di Polizia Penitenziaria”.

Le richieste, scrivono, saranno valutate tempestivamente, mantenendo fermo il vincolo della percentuale per una regolarizzazione degli organici rafforzando il valore dell’azione amministrativa nelle sedi territoriali. Si riferisce altresì che “ad ogni nuovo provvedimento di assegnazione provvisoria, corrisponda almeno in ambito regionale, il rientro effettivo di altra analoga posizione, TRANNE nell’ipotesi in cui nel provvedimento ministeriale non sia attestata “l’inderogabilità del provvedimento stesso a causa delle accertate e documentate straordinarie gravi ragioni. L’intento di tale circolare è quindi quello, di disciplinare numericamente quanto personale può essere assegnato temporaneamente in altra sede delegando ai Provveditorati il “monitoraggio del fenomeno”.

Cercando di spiegare queste considerazioni, analizzando i diversi punti di vista si può facilmente dedurre:

1. Chi formula una richiesta di distacco ha sicuramente bisogno di essere temporaneamente assegnato in altra sede, altrimenti non la presenterebbe. Istanza che può essere motivata, sia da una condizione personale a qualsiasi livello, sia per situazioni familiari per le quali necessita dell’avvicinamento.

2.Dall’altra parte vi è il datore di lavoro ministeriale che deve monitorare lo spostamento del personale al fine di evitare situazioni di criticità traducibili in carico di lavoro eccessivo per il personale restante, essendo ancora oggi la carenza di personale a gravare la condizione attuale di ogni Istituto.

Con quale criterio vengono valutati i gravissimi motivi che portano il Poliziotto a richiedere il distacco?

Il Dipartimento il 13 aprile del 2000 espone e rende noto i criteri di massima per la concessione di periodi di assegnazione temporanea ai sensi dell’art. 7 del DPR n. 254/99 esito dell’incontro sindacale del 7 marzo 2000:

1 Presupposti: Sussistenza di gravissimi motivi di carattere familiare e/o personale individuabili in linea di massima nelle seguente ipotesi:

a) Gravi condizioni di salute dell’istante, della propria moglie o convivente e dei propri figli conviventi, che troverebbero sollievo da un’assegnazione temporanea del dipendente nella sede richiesta.

b) Gravi condizioni di salute di familiari, non conviventi dell’istante o del convivente entro il secondo grado, in linea retta o collaterale (al di fuori delle ipotesi disciplinate dalla legge 104/92), che rendano opportuna la presenza, per brevi periodi del dipendente nella sede richiesta. c) Per assistenza al coniuge in occasione del parto. d) Straordinari motivi di carattere personale o familiare non rientranti nelle ipotesi a), b) e c).

2 Documentazione: Le condizioni di cui al paragrafo 1 devono essere documentate nei seguenti modi:

a) Autocertificazioni ai sensi degli articoli 1, 2 e 3 del DPR 20 ottobre 1998, n. 403, per quanto attiene alla situazione di “status”.

b) Certificazione sanitarie, di data non anteriore ai 30 giorni, dalla data dell’istanza di assegnazione temporanea, rilasciata esclusivamente da strutture pubbliche.

3 Disposizioni generali e di attuazione

3.1 L’assegnazione temporanea non può essere disposta per periodi eccedenti i due mesi così come previsto dall’art. 7, comma 1, del DPR 16 marzo 1999 n. 254. Tale periodo può essere rinnovato

3.2 Il numero delle assegnazioni temporanee, di cui all’articolo 7 del DPR citato, complessivamente concesse dall’Amministrazione Centrale, non può superare una quota pari al 1,3% della forza presente al 1° gennaio di ogni anno.

3.3 I Provveditori Regionali applicheranno i criteri e le procedure stabilite nel presente accordo

Le assegnazioni temporanee disposte dai Provveditorati Regionali possono essere prorogate. La mobilità regionale per i provvedimenti di assegnazione temporanea, non potrà superare la percentuale dell’1,3%, calcolata sulla forza effettiva presente nel Provveditorato alla data del 1° gennaio di ogni anno. 3.4 Le istanze di assegnazione temporanea sono riscontrate anche in negativo.

La risposta è fornita entro 30 giorni dal ricevimento della domanda. Il problema emerge però, nella grande quantità di dinieghi rispetto a concrete e gravi situazioni personali familiari, per cui il richiedente non ottiene l’assegnazione temporanea.

L’Istituzione pensa di aver ottimizzato una risorsa, ma purtroppo non è così. Il lavoratore che si trova di fronte ad un diniego può reagire in tre modi:

• Malessere/Rassegnazione/Afflizione

• Malessere/Malattia Psicofisica

• Malessere/Determinazione a ricorrere

Il denominatore comune della risposta personale comportamentale risulta sempre una situazione di malessere che nella migliore delle ipotesi porta il soggetto a continuare ad andare a lavorare con un vissuto di senso di ingiustizia. Soggetto indossante una divisa che rispetta i propri doveri e che richiede l’applicazione dei propri diritti.

Cercare di quantificare, da parte del Ministero, numericamente il bisogno/necessità temporanea di allontanarsi dalla propria sede di servizio per gravi esigenze familiari/personali, non rispetta i diritti di ogni singolo uomo e donna poliziotti penitenziari. Non rispecchia né i diritti Costituzionali, né la Carta dei diritti dell’uomo in seno ai principi egualitari a cui non può essere data una limitazione in termini numerici, né le nuove normative europee sui diritti dell’uomo, del lavoro e della salute, che formalmente si trovano all’apice della gerarchia delle fonti, principio secondo cui la fonte superiore prevale su quella inferiore e di conseguenza la fonte inferiore non può contraddire quelle superiori. La ratio dovrebbe essere sempre vincolata a tutelare i diritti costituzionali.

Il caso di diniego riguardo a istanze supportate da gravi condizioni personali/familiari documentate ed accertate si configura una violazione del diritto: imprescindibile e condannabile. Tanto più gravi sono quelle situazioni realmente accadute e documentate in cui il richiedente chiedeva l’assegnazione temporanea in una sede in cui vi era una carenza di personale.

A titolo di esempio, tale è la condizione della sentenza del Tar che di seguito vi proponiamo per la quale il richiedente aveva presentato un’istanza di assegnazione temporanea e proroga per la nascita del secondo figlio ed il diniego ministeriale motivava formalmente affermando che l’accettazione dell’istanza avrebbe comportato "all'ufficio di appartenenza un concreto, effettivo ed irrimediabile disagio, tale da ritenere che le esigenze di servizio debbano avere la priorità rispetto alla tutela della maternità e della paternità".

Cosa si potrebbe ipotizzare risolutivamente per fermare tali violazioni, senza però incidere sul carico di lavoro dei restanti Poliziotti?

Sono anni che il Ministero indice interpelli per assegnazioni temporanee presso numerose sedi italiane, quelle che effettivamente necessitano di maggior supporto in termini di personale. Purtroppo però, in molte realtà, la situazione è ben lontana da una copertura totale della pianta organica e la condizione di disagio connessa al carico di lavoro colpisce la gran parte degli Istituti. Non si può dire neppure che in questi anni non siano state presentate proposte risolutive e che ancora ci si ragioni sopra.

Un’ipotesi d’intervento potrebbe essere di valutare accuratamente le piante organiche e le dotazioni in termini di personale effettivamente prestante servizio: per esempio se in una pianta organica vi è l’esigenza di tre unità femminili e poi effettivamente prestanti servizio ve ne sono 20, fatta eccezione per le richieste inerenti esigenze personali e familiari, si potrebbe pensare di ridistribuire, su richiesta, le unità in eccesso in sedi esigenti più vicine alla propria famiglia. Stesso dicasi delle unità maschili.

Le Fiamme Azzurre potrebbero essere assegnate tutte presso l’ufficio del Dipartimento e non presso le sedi, in quanto risultano presenti nella dotazione organica, ma effettivamente non prestanti servizio. Si potrebbero rivalutare più frequentemente, in base alle esigenze specifiche e sempre in evoluzione, le diverse piante organiche riconsiderando allo stesso tempo la dotazione.

Si potrebbe attingere dai concorsi passati, assumendo il personale vincitore, ma non rientrante nel numero di posti concorsuali stabiliti con incarichi anche a tempo determinato, per esempio trimestrali con la possibilità di un’assunzione a tempo indeterminato dopo tre trimestri, per intervenire proprio in quelle realtà più critiche.

Una tale circostanza potrebbe dar modo al nuovo assunto di valutare se il lavoro che ha scelto potrebbe essere una prospettiva di vita ed all’Istituzione un formale periodo di prova da valutare nella prospettiva di una futura chiamata.

Si potrebbero utilizzare strumenti di controllo più accurati nella realizzazione di un concorso e non essere costretti a sospenderlo fino a data da definire, fermo restando che chi si presenta ad una selezione con spirito “truffaldino” non ha maturato evidentemente, né la conoscenza sulla Legge, né possiede le caratteristiche per rispettarla, né i valori etico - morali per indossare una divisa ed essere rappresentativo della legalità dello Stato.

Dr.ssa Valentina Carboni

Coordinatore Nazionale UGL Polizia Penitenziaria Donne

Laureata in Psicologia dello Sviluppo

Last modified on Domenica, 24 Luglio 2016 22:51
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